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Sentiero di mezzogiorno

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L'itinerario parte dalla la Torre S. Maria, gemella dell'altra dello Spalmatore e costruite dai Borbone tra il 1763 ed il 1767; furono armate con tre cannoni per difendere dai corsari la comunità dei coloni. Hanno pianta quadrata, altezza di 30 metri, sono provviste di feritoie e sotterranei. La muratura, al di sopra di un basamento, è a scarpa realizzata con due diversi sistemi costruttivi: allo scopo di assicurare all'edificio una maggiore resistenza, gli angoli sono realizzati con conci di tufo tagliati in forma rettangolare e accuratamente sovrapposti; nella parte compresa tra questi contrafforti in tufo, per risparmiare in materiali e manodopera, la muratura è stata invece realizzata "a sacco" costruendo due pareti parallele di pietre informi legate con malta di calce e colmando l'intercapedine tra le due pareti con altre pietre di dimensioni minori legate con malta o terra.

L'ingresso al primo piano originariamente avveniva attraverso un ponte levatoio. Dal terrazzo fuoriusciva una canna fumaria che serviva anche per le segnalazioni di fumo e la garitta che consentiva ai soldati di guardia di controllare l'orizzonte. All'interno, in entrambi i piani, un corridoio centrale con finestre agli estremi consente l'accesso a quattro ambienti. Il primo piano veniva in genere usato come cucina, deposito viveri e munizioni; nel secondo piano vi erano i dormitori ed un condotto per segnalare con cortine di fumo gli eventuali attacchi. Dopo un periodo di abbandono la torre è stata restaurata nel 1972 per ospitare il Museo Archeologico, ora trasferito nei nuovi locali del "Fosso".

 


Cessata la funzione di difesa dai corsari, la torre è stata utilizzata come carcere fino agli anni prima della guerra. Il monumento, posto al centro della adiacente villetta, realizzato con i simboli carcerari (grate, bocche di lupo in ferro, catene e manette) è stato eretto nel 1972 a memoria di questa triste destinazione.

Proprio da questa villetta, superando la casa rosa che si vede dando le spalle alla torre, inizia la vecchia mulattiera che vi condurrà per l'intero percorso. Il primo tratto, acciottolato, vi condurrà sino alla zona dei campi sportivi e sulla sinistra vi apparirà il vecchio "Mulino a Vento" interamente bianco. Superato il Mulino a Vento il sentiero assume l'aspetto di terra battuta e volge, in discesa, verso destra separando nettamente la zona pianeggiante di Piano dei Cardoni a destra dalla fascia scoscesa e ripida che giunge a mare. Due zone con diverse caratteristiche geomorfologiche: la piana a monte ritmata dai muretti a secco di divisione dei terreni; la fascia costiera, in forte pendio, un tempo era molto coltivata ora è rimboschita e ricca di vegetazione spontanea.

Proseguendo, ammirando un panorama mozzafiato, si giunge a Cala San Paolo e poco prima sulla costa si vede la Punta dell'Arco, preceduta dalla Grotta delle Barche. Un sentiero conduce ad una piccola e singolare casa costruita negli anni '60 dentro una grotta comunicante con la Grotta delle Barche.
Oltrepassata la scalinata dell' Hotel Diana si giunge in capo al promontorio di Punta San Paolo che chiude la cala. Qui, proprio in cima, rimangono i resti di una postazione di avvistamento settecentesca: una delle più grandi e attrezzate dell'isola. Una deviazione consente di avvicinarsi ai resti della garitta per scoprire uno scorcio di straordinaria bellezza sulla splendida Cala San Paolo e con particolare attenzione si possono notare i segni superficiali di una faglia, una fessura profonda (Spaccazza di San Paolo) che dalla sommità della punta scende a picco nel fondo marino che in quel punto è attraente meta di immersioni subacquee.

Andando oltre, il sentiero prosegue tra rocce laviche e fitta vegetazione mediterranea giungendo fino a Punta Galera, una lingua di sciara che si propende nel mare come la prua di una antica nave, una "galera" appunto. E poi oltre sino a Punta Sireta (segreta) in corrispondenza della quale, lungo la costa, si apre la Grotta Verde o "Sireta" tra le più belle dell'isola per i suoi riflessi di smeraldo che appaiono appena superato il basso ingresso.

Da qui in avanti, oltrepassata Punta dell'Arpa, il tracciato si confonde tra la vegetazione e diviene incerto nonostante un tempo sia stato uno dei percorsi più frequentati: dagli uomini di guardia che nel XVIII avevano il compito di avvistare le navi corsare e, in epoca più moderna, dai contadini che sino ai primi anni del dopoguerra trasportavano da qui con gli asini il raccolto dei terreni circostanti.
Proseguendo ancora per qualche minuto il sentiero vi condurrà dritti alla Piscina Naturale ("Azzuffa") ed immediatamente dopo al faro di Punta Gavazzi.

 

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